I quesiti deboli e l’impresa impossibile

da Il Manifesto articolo di Massimo Villone 19/07/2015

I civa­tiani di Pos­si­bile hanno pre­sen­tato otto que­siti refe­ren­dari. Due sull’Italicum (ora l. 52/2015), e poi in tema di ambiente, opere pub­bli­che, lavoro e Jobs Act, scuola. Un’iniziativa refe­ren­da­ria è un ele­mento di outing poli­tico, e come tale richiede corag­gio e va apprezzata.

Ma basta il coraggio?

Negli ultimi venti anni molti a sini­stra — incluso chi scrive — si sono bat­tuti allo stremo per ottime cause refe­ren­da­rie, e hanno perso. È que­sta, e non igna­via poli­tica o voglia di esser primi della classe, la ragione oggi di qual­che prudenza.

È la con­sa­pe­vo­lezza che rac­co­gliere almeno 600mila firme — la minima quota di sicu­rezza — richiede un’organizzazione radi­cata e distri­buita sul ter­ri­to­rio, e fondi con­si­de­re­voli. È sapere che gli avver­sari hanno il van­tag­gio di un asten­sio­ni­smo con­so­li­dato che supera ormai il 30 per cento, men­tre per la vali­dità di un refe­ren­dum abro­ga­tivo si richiede il voto della metà più uno degli elet­tori. Gli avver­sari pun­tano sull’astensione piut­to­sto che sul no. E la buona volontà da sola non vince.

Per que­sto un refe­ren­dum va pen­sato accu­ra­ta­mente dal que­sito al voto, con la più larga con­di­vi­sione pos­si­bile. Ed è buona regola che una len­zuo­lata refe­ren­da­ria sia il risul­tato di una ampia coa­li­zione già costruita con i mondi di rife­ri­mento, e non il mezzo per ten­tare di costruirla. Per quel che sap­piamo, una tale coa­li­zione per i que­siti di Pos­si­bile al momento non c’è. Quindi, il modo migliore di valo­riz­zare l’iniziativa è vederla come avvio di una rifles­sione tutta ancora da sviluppare.

È utile allora segna­lare una ogget­tiva debo­lezza dei due que­siti sull’Italicum. A quanto leg­giamo, uno è volto alla abro­ga­zione totale della legge 52/2915. Secondo la con­so­li­data giu­ri­spru­denza costi­tu­zio­nale, un que­sito total­mente abro­ga­tivo della legge elet­to­rale è in prin­ci­pio inam­mis­si­bile, in quanto la legge elet­to­rale è «costi­tu­zio­nal­mente neces­sa­ria». Ma il nuovo sistema elet­to­rale si applica, per espresso det­tato della legge 52, a par­tire dal primo luglio 2016. Even­tuali ele­zioni anti­ci­pate prima di quella data si svol­ge­reb­bero con il ”Con­sul­tel­lum”, un pro­por­zio­nale di lista a pre­fe­renza unica. Tale è il sistema elet­to­rale risul­tante dalla sen­tenza 1/2014 con la quale la Corte costi­tu­zio­nale ha dichia­rato l’illegittimità del Por­cel­lum. Quindi l’argomento è che fino al 1 luglio 2016 l’abrogazione totale della legge 52/2015 non deter­mi­ne­rebbe alcun vuoto nor­ma­tivo tale da con­durre all’inammissibilità del quesito.

Ma è dav­vero così?

Si può dire in senso con­tra­rio che per una parte la legge 52 è imme­dia­ta­mente appli­ca­bile, con un ter­mine di 90 giorni per una delega al governo sulla defi­ni­zione dei col­legi. Quando il governo adot­terà i decreti dele­gati, la disci­plina intro­dotta sarà vigente e sot­tratta al que­sito refe­ren­da­rio total­mente abro­ga­tivo ora pro­po­sto. Que­sto potrebbe tra­dursi nell’inapplicabilità del Con­sul­tel­lum, e in una ragione di inam­mis­si­bi­lità del que­sito stesso.

Ancor più rileva che tutto si tiene sul pre­sup­po­sto di un voto refe­ren­da­rio non oltre il 30 giu­gno 2016. Per que­sto, le firme — come si è detto, almeno 600mila — vanno rac­colte e con­se­gnate in Cas­sa­zione entro il pros­simo 30 set­tem­bre. Biso­gne­rebbe da oggi e per due mesi rac­co­gliere con le dovute for­ma­lità circa 10mila firme ogni giorno, incluso Fer­ra­go­sto. Sono forse poche? Chi, come e dove le rac­co­glie? Non rite­niamo pos­si­bile che gli amici e com­pa­gni di Pos­si­bile avviino la pro­pria bat­ta­glia poli­tica ten­tando l’impossibile. È pro­ba­bile allora che andiamo comun­que a una rac­colta di firme nel 2016 e al voto nel 2017, rima­nendo così fuori gioco l’abrogazione totale dell’Italicum. E dun­que è di fatto in campo un solo que­sito: in buona sostanza, sul voto bloc­cato e le can­di­da­ture plu­rime dei capilista.

Troppo poco. Il tema dei capi­li­sta è impor­tante. Ma non è il ful­cro del dise­gno auto­ri­ta­rio ren­ziano, che si trova piut­to­sto nel pre­mio di mag­gio­ranza, nel bal­lot­tag­gio senza soglia, nel divieto di col­le­ga­mento e di appa­ren­ta­mento tra primo e secondo turno. In un sistema ormai pro­iet­tato verso un’articolazione almeno tri­po­lare, que­ste sono le basi per numeri par­la­men­tari garan­titi e posticci che con­se­gnano a un sin­golo par­tito mino­ri­ta­rio e al suo lea­der non solo le isti­tu­zioni rap­pre­sen­ta­tive, ma anche una deci­siva influenza sugli organi di garan­zia. È ancora in tal modo che si inde­bo­li­sce la stessa rigi­dità della Costi­tu­zione, pie­tra ango­lare del sistema demo­cra­tico. Si aggiunga che i col­legi di pic­cola dimen­sione gene­ti­ca­mente favo­ri­scono i grandi par­titi, rein­tro­du­cendo un effetto sostan­ziale di soglia che con­tri­bui­sce a com­pri­mere la rappresentatività.

Non si arma il can­none refe­ren­da­rio solo per i capi­li­sta. Magari la scelta viene dal timore di appa­rire pas­sa­ti­sti. Ma la vicenda dell’acqua pub­blica dovrebbe inse­gnarci che un attacco refe­ren­da­rio può avere suc­cesso, e tut­ta­via essere suc­ces­si­va­mente eluso. Biso­gna con­tra­stare l’autoritarismo lea­de­ri­stico e auto­re­fe­ren­ziale che pro­duce poli­ti­che con­ser­va­trici, regres­sive, chiuse alla par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica. Vanno bat­tute l’ossessione della gover­na­bi­lità sopra tutto, e l’ipocrisia per cui ampia rap­pre­sen­ta­ti­vità è sino­nimo di inef­fi­cienza isti­tu­zio­nale. Per que­sto l’attacco refe­ren­da­rio all’Italicum è di sicuro essen­ziale. Ma per un pro­getto di ampio restauro della demo­cra­zia, e non per un lif­ting sui capilista.

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