Da Boschi&C, arroganza e sfregio della Costituzione

Articolo di Gaetano Azzariti su il Fatto quotidiano del 9 marzo 2016

«Da Boschi&C, arroganza e sfregio della Costituzione» è il titolo dell’intervista che Gaetano Azzariti ha rilasciato oggi al Fatto Quotidiano e nella quale il costituzionalista presenta il suo ultimo saggio “Contro il revisionismo costituzionale” dipingendo un quadro assai fosco della situazione istituzionale italiana: «La politica arranca, la tecnocrazia pretende ubbidienza. Nessuno riesce però a fornire certezze o anche solo prospettive. E’ così che la politica si chiude in se stessa, spesso rompendo ogni legame con la cultura, assumendo il volto dell’arroganza. E’ così che la tecnica abbandona ogni morale, per ridursi a nichilismo al servizio del potere, senza più principi».

«La nostra Carta – spiega Azzariti nell’intervista – ha contrassegnato il Novecento ed è il frutto di un percorso di civiltà, dal quale non si può fuoriuscire con troppa disinvoltura. Se si vuole cambiare la Carta bisognerebbe ricordare almeno che essa non può essere un prodotto del sovrano». A proposito del ruolo del parlamento, per il costituzionalista «registriamo una tendenza verso la centralità degli esecutivi. Nelle forme di governo parlamentari, il problema sono gli equilibri tra potere esecutivo e legislativo. Da vent’anni i poteri sono sbilanciati e il parlamento attraversa una lunga agonia: se ci fosse un buon governante dovrebbe essere in allarme, dovrebbe preoccuparsi di avere nelle Camere un interlocutore vivo e responsabile anziché cercare di dominarle. Tutte le proposte di riforma costituzionale tendono alla supremazia del governo…». Senza dimenticare che «ogni volta che si mettono le mani nella seconda parte si hanno riflessi sulla prima» perché il carattere proprio delle Costituzioni moderne «è la loro unitarietà». Basta pensare alla vicenda dell’articolo 81 (che ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione): «Intanto non è vero che la modifica è stata imposta dall’Europa», ma soprattutto, conclude Azzariti, «l’obbligo di riequilibrio dei conti confligge con il carattere più specifico della nostra Costituzione che ha messo al proprio centro il principio della dignità della persona. E’ la garanzia dei diritti fondamentali che deve prevalere».

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